venerdì 12 aprile 2013

LA CACCIA: 
UNA PRATICA VIOLENTA E ANACRONISTICA, 
E UNA SPESA A CARICO ANCHE DI CHI LA ABORRE.


Quando parlo con le persone mi rendo conto che la stragrande maggioranza ritiene la caccia un retaggio di epoche oscure, periodi bui dove tutto era concesso, anche divertirsi a uccidere.
Eppure se apriamo il sito web della Provincia ci balza agli occhi che c’è una intera e vasta sezione dedicata alle ‘attività venatorie’ per le quali la Provincia investe molte risorse. Tradotto: soldi nostri, dei cittadini. Ma vi sembra giusto? A me pare un’assurdità e una profonda ingiustizia che tutti debbano pagare per mantenere in vita barbare usanze anche se non le condividono, affinché una piccola minoranza possa divertirsi a girare per le nostre belle campagna armata e legittimata persino a entrare nelle proprietà private. Sempre per uccidere.
I paradossi della caccia sono tanti, e visibili a tutti i livelli. Ma parliamo di quello economico: se da un lato si spendono soldi pubblici per la caccia, dall’altro la Provincia deve ovviamente provvedere anche a recuperare e curare gli animali feriti, con una spesa doppia. Sempre a carico dei cittadini.
Inoltre la perdita si concretizza anche a livello di qualità di vita di noi abitanti. Mi spiego meglio: io ho un figlio di 3 anni, e per larghi periodi dell’anno ho paura a fare una passeggiata con lui nella campagna che, penso, dovrebbe invece essere di tutti. Quindi la caccia pesa con il suo fardello anche sulla vita quotidiana di noi che abitiamo qui, oltre che sul turismo.
La maggior scusa che viene utilizzata per giustificare oggi, nel 2013, ancora l’esistenza della caccia è quella della ‘tradizione’. Ebbene se guardiamo alla storia dell’umanità troviamo abissali atrocità. Errori ai quali è stato posto rimedio solo in tempi recentissimi. Basti pensare che la tratta degli schiavi è stata dichiarata illegale solo agli inizi del 1800. E le donne in Italia possono votare soltanto dal 1946. Ebbene sia la tratta degli schiavi che il trattamento riservato alle donne rientravano tra le ‘tradizioni’ da preservare.
Quello che intendo dire è che se crediamo in una evoluzione, in un miglioramento progressivo, dobbiamo muoverci affinché questo avvenga. Io voglio pensare di poter lasciare a mio figlio un mondo migliore di quello che ho trovato.
Io sono candidata alle prossime elezioni provinciali, e so bene che purtroppo non è competenza della Provincia poter abolire in toto la caccia sul proprio territorio. Ma credo che tanto si possa fare per limitare i danni, e ampio è il margine d’azione. E posso assicurare che se verrò eletta farò tutto quanto possibile in questa direzione.

Inoltre io credo che in questo momento di grande difficoltà sia necessario puntare invece sulle risorse che possediamo, proteggendole e valorizzandole. Ovvero è fondamentale incentivare e promuovere un turismo ecosostenibile, culturale e ambientale, offrendo visibilità internazionale alle ricchezze che abbiamo da offrire, per creare nuovi posti di lavoro e nuovo indotto. Ma è essenziale farlo dando vita a una rete con le eccellenze presenti sul territorio, come l’Università, e che si sviluppi in modo partecipativo, coinvolgendo i singoli cittadini. Cosa che sino ad ora non è stata fatta. Anzi al contrario si sono investite quantità ingenti di fondi su progetti calati dall’alto che avrebbero dovuto favorire il turismo, e invece si sono rivelati carenti e fallimentari.
Eppure io ritengo che per fare un buon lavoro di promozione del territorio non servano tanti soldi, serva piuttosto la competenza, l’iniziativa, la capacità di coinvolgere, e soprattutto la voglia di fare.





Nessun commento:

Posta un commento