UNA PRATICA VIOLENTA E ANACRONISTICA,
E UNA SPESA A CARICO ANCHE DI CHI LA ABORRE.
Quando
parlo con le persone mi rendo conto che la stragrande maggioranza
ritiene la caccia un retaggio di epoche oscure, periodi bui dove
tutto era concesso, anche divertirsi a uccidere.
Eppure
se apriamo il sito web della Provincia ci balza agli occhi che c’è
una intera e vasta sezione dedicata alle ‘attività venatorie’
per le quali la Provincia investe molte risorse. Tradotto: soldi
nostri, dei cittadini. Ma vi sembra giusto? A me pare un’assurdità
e una profonda ingiustizia che tutti debbano pagare per mantenere in
vita barbare usanze anche se non le condividono, affinché una
piccola minoranza possa divertirsi a girare per le nostre belle
campagna armata e legittimata persino a entrare nelle proprietà
private. Sempre per uccidere.
I
paradossi della caccia sono tanti, e visibili a tutti i livelli. Ma
parliamo di quello economico: se da un lato si spendono soldi
pubblici per la caccia, dall’altro la Provincia deve ovviamente
provvedere anche a recuperare e curare gli animali feriti, con una
spesa doppia. Sempre a carico dei cittadini.
Inoltre
la perdita si concretizza anche a livello di qualità di vita di noi
abitanti. Mi spiego meglio: io ho un figlio di 3 anni, e per larghi
periodi dell’anno ho paura a fare una passeggiata con lui nella
campagna che, penso, dovrebbe invece essere di tutti. Quindi la
caccia pesa con il suo fardello anche sulla vita quotidiana di noi
che abitiamo qui, oltre che sul turismo.
La
maggior scusa che viene utilizzata per giustificare oggi, nel 2013,
ancora l’esistenza della caccia è quella della ‘tradizione’.
Ebbene se guardiamo alla storia dell’umanità troviamo abissali
atrocità. Errori ai quali è stato posto rimedio solo in tempi
recentissimi. Basti pensare che la tratta degli schiavi è stata
dichiarata illegale solo agli inizi del 1800. E le donne in Italia
possono votare soltanto dal 1946. Ebbene sia la tratta degli schiavi
che il trattamento riservato alle donne rientravano tra le
‘tradizioni’ da preservare.
Quello
che intendo dire è che se crediamo in una evoluzione, in un
miglioramento progressivo, dobbiamo muoverci affinché questo
avvenga. Io voglio pensare di poter lasciare a mio figlio un mondo
migliore di quello che ho trovato.
Io
sono candidata alle prossime elezioni provinciali, e so bene che
purtroppo non è competenza della Provincia poter abolire in toto la
caccia sul proprio territorio. Ma credo che tanto si possa fare per
limitare i danni, e ampio è il margine d’azione. E posso
assicurare che se verrò eletta farò tutto quanto possibile in
questa direzione.
Inoltre
io credo che in questo momento di grande difficoltà sia necessario
puntare invece sulle risorse che possediamo, proteggendole e
valorizzandole. Ovvero è fondamentale incentivare e promuovere un
turismo ecosostenibile, culturale e ambientale, offrendo visibilità
internazionale alle ricchezze che abbiamo da offrire, per creare
nuovi posti di lavoro e nuovo indotto. Ma è essenziale farlo dando
vita a una rete con le eccellenze presenti sul territorio, come
l’Università, e che si sviluppi in modo partecipativo,
coinvolgendo i singoli cittadini. Cosa che sino ad ora non è stata fatta. Anzi al contrario si sono investite quantità ingenti di
fondi su progetti calati dall’alto che avrebbero dovuto favorire il
turismo, e invece si sono rivelati carenti e fallimentari.

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